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A Qualcuno Piace Auschwitz

Cara Cina,

anche se so che tu sei gigantesca e io sono solo uno, per di più nemmeno troppo sveglio,

ti scrivo una letterina (fa rima) come si faceva quel dì.

Anche se so che non mi risponderai, perché il suolo normalmente è muto e non risponde alle letterine di nessuno.

Ma ti ho già detto che non sono tanto sveglio.

So anche che hai tanti bravi ristoratori un po’ ovunque, segno che la tua è una cucina eccezionale.

Vicino a casa mia c’è un Asian Fusion (cinese, giapponese,thai,viet, kor) molto buono.

Quindi innanzitutto complimenti.

Io sono un piccolo imprenditore del nord italia è mi è venuto in mente di fare una marca di magliette

bianche con una parola cinese scritta all’occidentale: #laogai

Ti piace? Il nome suona simpatico. Secondo me può funzionare, si ricorda.

So che questi sono tempi in cui a qualcuno piace Auschwitz, anzi so che non si è mai fermata Auschwitz, ha solo cambiato lingua e climi.

Ma se io penso che tu di Auschwitz ne hai aperti più di uno, e sono tutti attivi e benissimo funzionanti…

Allora io dico, su una testata economica peraltro, che l’italia quelli che tengono aperto Auschwitz non li deve riconoscere.

Quindi niente più ferrari, niente più nutella, niente più colosseo finché non chiudete tutti i lao gai.

Parte il coro dei vendor (sei pazzo? rompi le scatole al più grande player mondiale?E i nostri prodotti a chi li vendiamo?)

Ah ecco, arrivano anche i retailer (e chi compra nei nostri negozi?)

Risuonan gli alberghieri (e l’indotto?)

Dunque gratta gratta a Qualcuno piace Auschwitz se può produrre cose cheap e inondarcene, mentre noi c’impoveriamo.

Purché compri le nostre cose e visiti i nostri bei siti e negozi e ristoranti e bar.

Ma sì alla fine chi se ne frega di Auschwitz, mica sono ebreo!

Vai sereno Ambasciatore d’Italia in Cina, tessi le tue trame io non conto nulla.

E sono pure un po’ scemo.

A presto,

Alessandro